Con l'aiuto di tutte voi potremmo volare con le ali della fantasia.
E vogliamo ricominciare con una domanda:
Cos'è oggi la letteratura "al femminile" per voi?
Link | categoria:cultura, letteratura, al femminile, donna, domanda, chiacchierata
Definisciti in quanto scrittrice.
Forse è più facile dire che cosa non sono, piuttosto che attribuirmi una definizione: non sono una giallista, non sono un’intellettuale, non sono rinchiusa in un genere unico, e quando scrivo non lo faccio per puro esercizio stilistico, ma per comunicare attraverso una forma che non sia il giornalismo, e che mi dia più spazio per raccontare ciò che voglio. Ecco sono una scrittrice affetta da deformazione professionale, una giornalista a cui piace narrare.
Che rapporto c'è tra te e la casa editrice Edizioni Progetto Cultura 2003?
La Edizioni Progetto Cultura 2003 è stata la casa editrice che mi ha aiutata a esordire pubblicandomi il lungo racconto "L’angelo apprendista". Quindi nutro stima e riconoscenza. Tant’è che anche il mio secondo libro, "Un caffè a Kathmandu" è uscito con loro nella collana "Un libro in aiuto"; una forma di pubblicazione e collaborazione con le onlus che ritengo molto bella e utile da un punto di vista sociale: un’idea azzeccata.
Ti senti più una donna che scrive o una scrittrice al femminile?
Una donna che scrive al femminile. E me ne sono resa conto proprio con l’ultimo lavoro. Nel reportage narrativo "Un gigolo in doppiopetto", infatti, scrivo con la forma dell’Io narrante, che nella fattispecie è però un uomo: ovvero il gigolo protagonista che si racconta nel libro. Ebbene devi sapere che non è proprio sempre facile - attingendo comunque le emozioni dal proprio vissuto per meglio descriverle - parlare e scrivere al maschile, essendo io una scrittrice donna… Ma di positivo, c’è che per la prima volta non confondono il protagonista con la mia persona. Come invece è accaduto con i primi due, in cui la protagonista era appunto una donna…
Cosa si prova a vedere la propria ultima fatica, "Un gigolò in doppiopetto", tra i libri più venduti nella Svizzera Italiana?
È davvero una grande soddisfazione. Un’emozione inebriante. Ma non tanto per la statistica o le vendite… ma per il fatto che viene riconosciuto un qualche merito al libro, foss’anche solo l’interesse che suscita il tema trattato.
Ci racconti com'è stata la gravidanza del tuo primissimo libro, "L'angelo apprendista"? Com'è stato darlo alla luce, e poi alle stampe?
È nato tutto da un sogno, che ha poi determinato l’inizio, il prologo del racconto. E di sogni è composto anche tutto il seguito. Certo, c’ho messo un po’ a trovare il filo conduttore che poteva unire storie e ambienti molto diversi tra loro, ma alla fine sono stata soddisfatta dell’insieme. La ricerca dell’editore è invece stata molto, ma molto più difficile e lunga… ogni volta devo mettere in conto almeno un anno di attesa e risposte negative. Prima dell’offerta di Progetto Cultura, avevo già ricevuto alcune proposte di pubblicazione, ma erano tutte fuori completamente di testa (e oggi, con il senno di poi, posso affermarlo senza problemi).
Fortunatamente, infine, sono incappata nella casa editrice romana, che mi ha accolta con entusiasmo, e di ciò li ringrazio. Il resto è stato un lavoro in simbiosi: io e loro, senza tensioni, con tranquillità, nessuna costrizione, discutendo semmai qualche dettaglio, passo dopo passo, nei termini prestabiliti, alla fine è venuto alla luce… un bel parto.
Se dovessi esprimere un'opinione sulla casa editrice, cosa diresti? E, dalla tua esperienza, a chi consiglieresti di rivolgersi alle Edizioni Progetto Cultura 2003?
La Edizioni Progetto Cultura 2003 è una casa editrice seria e allo stesso tempo molto elastica nel rapporto con i propri autori, ma piccola, e ciò la penalizza sul mercato nazionale: insomma sono bravi e capaci, ma non hanno ancora una grande forza editoriale. E non per demeriti, ma perché questo è il mercato del libro di oggi… Ma è proprio questo che li rende "speciali": nonostante le difficoltà non approfittano degli sprovveduti esordienti, bensì li aiutano a inserirsi nel mondo editoriale.
Insomma Progetto cultura ha un profilo basso e tranquillo. Ma rispetto ad altri editori con cui ho avuto a che fare loro sono, finora, di certo i più corretti, attenti e disponibili.
Per questo li proporrei… anzi li propongo agli esordienti che prendono contatto con me via blog chiedendomi consigli.
Un libro, per te, è un mezzo per viaggiare o un viaggio esso stesso?
Devo davvero scegliere? Per me sono entrambi… In quanto autrice, lo scrivere un libro è una buona giustificazione per farmi un viaggio (ad esempio i prossimi saranno Messico e Brasile, per due libri che ho in testa). Mentre da lettrice, mi lascio sempre condurre verso il viaggio contenuto nel libro. Quindi… Che sia fisico o mentale… l’importante è viaggiare!
Che ne pensi dell'idea della nuova collana, "Generazioni al femminile"?
Credo che sia un’ottima trovata. Sempre più donne si dilettano nello scrivere, e a volte ci riescono pure bene ( ? ) . È uno spazio che sicuramente troverà un buon seguito. E quindi incrocio le dita per questa nuova avventura…
Ora, rispetto al 2005 quando hai scritto "Un caffè a Kathmandu", ti senti cresciuta in quanto scrittrice?
In parte sì, anche se ci sono ancora molte cose che vorrei migliorare (per fortuna), ma credo però di aver fatto dei grandi passi avanti: sia nella stesura sia nell’esperienza post-pubblicazione… Lo dico perché a volte ripensando all’ultimo lavoro non vorrei modificare quasi nulla, mentre se penso a "Un caffè a Kathmandu"… wow… cambierei tantissimo. Ecco il motivo per cui mi sento di dire che comunque qualcosa è cambiato dentro la "scrittrice" che c’è in me.
Parliamone...
Cosa rende donna una femmina?