mercoledì, 04 giugno 2008,09:15
Dopo mille turbolenze il nostro aereo è di nuovo pronto a decollare.
Con l'aiuto di tutte voi potremmo volare con le ali della fantasia.

E vogliamo ricominciare con una domanda:

Cos'è oggi la letteratura "al femminile" per voi?
martedì, 02 ottobre 2007,09:01
Vi presentiamo qui di seguito l'intervista a Manuela Mazzi, una scrittrice importante e di talento che ha pubblicato più volte con la casa editrice Progetto Cultura. Parleremo del suo essere donna e del suo essere scrittrice, dei suoi successi, delle sue idee e del suo rapporto con la casa editrice...
Insomma... aspettiamo le vostre opinioni, amiche di blog! E intanto, buona lettura…

Definisciti in quanto scrittrice.

Forse è più facile dire che cosa non sono, piuttosto che attribuirmi una definizione: non sono una giallista, non sono un’intellettuale, non sono rinchiusa in un genere unico, e quando scrivo non lo faccio per puro esercizio stilistico, ma per comunicare attraverso una forma che non sia il giornalismo, e che mi dia più spazio per raccontare ciò che voglio. Ecco sono una scrittrice affetta da deformazione professionale, una giornalista a cui piace narrare.

Che rapporto c'è tra te e la casa editrice Edizioni Progetto Cultura 2003?

La Edizioni Progetto Cultura 2003 è stata la casa editrice che mi ha aiutata a esordire pubblicandomi il lungo racconto "L’angelo apprendista". Quindi nutro stima e riconoscenza. Tant’è che anche il mio secondo libro, "Un caffè a Kathmandu" è uscito con loro nella collana "Un libro in aiuto"; una forma di pubblicazione e collaborazione con le onlus che ritengo molto bella e utile da un punto di vista sociale: un’idea azzeccata.

Ti senti più una donna che scrive o una scrittrice al femminile?

Una donna che scrive al femminile. E me ne sono resa conto proprio con l’ultimo lavoro. Nel reportage narrativo "Un gigolo in doppiopetto", infatti, scrivo con la forma dell’Io narrante, che nella fattispecie è però un uomo: ovvero il gigolo protagonista che si racconta nel libro. Ebbene devi sapere che non è proprio sempre facile - attingendo comunque le emozioni dal proprio vissuto per meglio descriverle - parlare e scrivere al maschile, essendo io una scrittrice donna… Ma di positivo, c’è che per la prima volta non confondono il protagonista con la mia persona. Come invece è accaduto con i primi due, in cui la protagonista era appunto una donna…

Cosa si prova a vedere la propria ultima fatica, "Un gigolò in doppiopetto", tra i libri più venduti nella Svizzera Italiana?

È davvero una grande soddisfazione. Un’emozione inebriante. Ma non tanto per la statistica o le vendite… ma per il fatto che viene riconosciuto un qualche merito al libro, foss’anche solo l’interesse che suscita il tema trattato.

Ci racconti com'è stata la gravidanza del tuo primissimo libro, "L'angelo apprendista"? Com'è stato darlo alla luce, e poi alle stampe?

È nato tutto da un sogno, che ha poi determinato l’inizio, il prologo del racconto. E di sogni è composto anche tutto il seguito. Certo, c’ho messo un po’ a trovare il filo conduttore che poteva unire storie e ambienti molto diversi tra loro, ma alla fine sono stata soddisfatta dell’insieme. La ricerca dell’editore è invece stata molto, ma molto più difficile e lunga… ogni volta devo mettere in conto almeno un anno di attesa e risposte negative. Prima dell’offerta di Progetto Cultura, avevo già ricevuto alcune proposte di pubblicazione, ma erano tutte fuori completamente di testa (e oggi, con il senno di poi, posso affermarlo senza problemi).

Fortunatamente, infine, sono incappata nella casa editrice romana, che mi ha accolta con entusiasmo, e di ciò li ringrazio. Il resto è stato un lavoro in simbiosi: io e loro, senza tensioni, con tranquillità, nessuna costrizione, discutendo semmai qualche dettaglio, passo dopo passo, nei termini prestabiliti, alla fine è venuto alla luce… un bel parto.

Se dovessi esprimere un'opinione sulla casa editrice, cosa diresti? E, dalla tua esperienza, a chi consiglieresti di rivolgersi alle Edizioni Progetto Cultura 2003?

La Edizioni Progetto Cultura 2003 è una casa editrice seria e allo stesso tempo molto elastica nel rapporto con i propri autori, ma piccola, e ciò la penalizza sul mercato nazionale: insomma sono bravi e capaci, ma non hanno ancora una grande forza editoriale. E non per demeriti, ma perché questo è il mercato del libro di oggi… Ma è proprio questo che li rende "speciali": nonostante le difficoltà non approfittano degli sprovveduti esordienti, bensì li aiutano a inserirsi nel mondo editoriale.

Insomma Progetto cultura ha un profilo basso e tranquillo. Ma rispetto ad altri editori con cui ho avuto a che fare loro sono, finora, di certo i più corretti, attenti e disponibili.

Per questo li proporrei… anzi li propongo agli esordienti che prendono contatto con me via blog chiedendomi consigli.

Un libro, per te, è un mezzo per viaggiare o un viaggio esso stesso?

Devo davvero scegliere? Per me sono entrambi… In quanto autrice, lo scrivere un libro è una buona giustificazione per farmi un viaggio (ad esempio i prossimi saranno Messico e Brasile, per due libri che ho in testa). Mentre da lettrice, mi lascio sempre condurre verso il viaggio contenuto nel libro. Quindi… Che sia fisico o mentale… l’importante è viaggiare!

Che ne pensi dell'idea della nuova collana, "Generazioni al femminile"?

Credo che sia un’ottima trovata. Sempre più donne si dilettano nello scrivere, e a volte ci riescono pure bene ( ? ) . È uno spazio che sicuramente troverà un buon seguito. E quindi incrocio le dita per questa nuova avventura…

Ora, rispetto al 2005 quando hai scritto "Un caffè a Kathmandu", ti senti cresciuta in quanto scrittrice?

In parte sì, anche se ci sono ancora molte cose che vorrei migliorare (per fortuna), ma credo però di aver fatto dei grandi passi avanti: sia nella stesura sia nell’esperienza post-pubblicazione… Lo dico perché a volte ripensando all’ultimo lavoro non vorrei modificare quasi nulla, mentre se penso a "Un caffè a Kathmandu"… wow… cambierei tantissimo. Ecco il motivo per cui mi sento di dire che comunque qualcosa è cambiato dentro la "scrittrice" che c’è in me.

venerdì, 08 giugno 2007,08:29
Vi presentiamo qui di seguito l'intervista a Chiara's Angels, una partner di "Generazioni al femminile". Parleremo del suo portale rosa, di editoria, di spunti per storie al femminile...
Insomma... aspettiamo le vostre opinioni, amiche di blog! E intanto, buona lettura…
 
 
Usi, motivandoli, tre aggettivi per descrivere Chiara’s Angels (www.chiarasangels.net).
Disinteressato. In un’epoca dove tutto ha un prezzo, il mio è un sito che non si è lasciato comprare, nemmeno dalle pubblicità. I servizi che offro sono tutti gratuiti e ho anche preferito mantenere un’estetica gradevole a costo, è il caso di dirlo, di non farmi sovvenzionare dalla pubblicità.
Utile. Ho cercato di dare a Chiara’s Angels un taglio pratico: nelle sue rubriche si possono trovare un gran numero di risorse da consultare, o anche da stampare e conservare, che corrispondono poi alle pagine più visitate del sito: tabelle delle calorie, numeri e indirizzi utili di ogni tipo, guide e tutorial tecnologici e così via.
Idealista. Lo scopo del sito è aiutare le donne in difficoltà, tramite una rete formata da me e dalle stesse visitatrici. Questo potrebbe essere un obiettivo utopico, ma di fatto si sta realizzando: forse non sono solo io a credere nella realizzazione dei sogni.
 
Cosa si può trovare nel suo spazio ‘rosa’?
Il portale è, innanzitutto, chiaramente diviso in sezioni che rappresentano i settori in cui si può chiedere aiuto, trovarlo, scambiare idee, offrire contributi. Ogni sezione è a sua volta divisa in rubriche che, in alcuni casi, sono solo il punto di partenza per risolvere le proprie difficoltà, in altri costituiscono delle risorse complete da utilizzare come reference. Ci sono poi il forum e la chat per esprimere le proprie idee, una bacheca virtuale per cercare nuove amicizie e una sezione di annunci e link utili per trovare lavoro.
Un pregio? I contenuti senza scadenza, che cercano di affrontare i problemi più diffusi. Non ci sono, invece, articoli a carattere temporaneo e news: se si cita un libro, ad esempio, non è per segnalare la novità del momento, ma perché quel libro potrebbe migliorare la vita di chi lo legge.
 
Perché le nostre lettrici dovrebbero scegliere Chiara’s Angels?
Perché è un sito senza pubblicità, facile da navigare, dai contenuti adatti a tutti, che si rivolge direttamente alle donne e cerca di aiutarle senza alcun onere. Inoltre, chi oggi partecipa al sito offrendo informazioni o servizi contribuisce a creare quella rete da cui, un domani, potrà anche essere aiutata.
 
Le donne, generalmente, sono migliori ascoltatrici o narratrici?
Credo che le donne, a seconda dei casi, possano essere ugualmente buone ascoltatrici o narratrici. Forse però un po’ più ascoltatrici, considerata la loro innata tendenza a farsi carico dei problemi altrui, prestando quell’attenzione che non facilmente si ottiene dagli uomini. Personalmente, apprezzo molto anche le donne narratrici che riescono a coniugare la perfezione formale con l’ironia.
 
Lei, che nel suo portale ospita molte storie di donne, cosa pensa di una collana editoriale ‘rosa’ come "Generazioni al femminile"?
Credo che possa costituire un elemento di novità nel panorama editoriale italiano se si pone l’obiettivo di non essere soltanto un altro contenitore di racconti o romanzi scritti da donne, ma il mezzo per fare arrivare al pubblico, femminile ma anche maschile, le storie reali delle donne, quelle di cui non sempre si può o si vuole parlare. Penso a tematiche come la violenza o il mobbing, che accadono ogni giorno ma di cui si preferisce non scrivere.
 
Il motto di Generazioni al femminile è “Per le donne, alle donne, con le donne”. Lo condivide?
Lo condivido totalmente, anche perché rispecchia le intenzioni del mio portale, che è nato per le donne, si rivolge espressamente a loro e cerca di coinvolgere altre donne. Viviamo solo apparentemente in un’epoca di emancipazione femminile: in realtà nel privato delle nostre case, nei luoghi di lavoro, nella società in generale c’è ancora, a mio avviso, molta discriminazione di genere. Questo fa sì che sempre più spesso le donne, deluse e/o sfruttate dal mondo maschile, cerchino forme di aggregazione al femminile, certe di trovarvi una maggiore identità di interessi e un ambiente protetto in cui sentirsi a proprio agio.
 
For more info: www.chiarasangels.net
martedì, 05 giugno 2007,08:21
Donna: una melodia ritmica
Donna è uno storico spartito da leggere in chiave riflessiva
 
 
Donna: espressione pura di magica intelligenza.
 
Ma cos’è donna?
 
Candida creatura rabbiosa, disperata, coraggiosa, intimidita, infreddolita da un turbine glaciale maschile che la opprime. Da sempre. Ma si matura. Siamo donne impegnate nel mondo, costruttrici attive di un’armonia comune, stacanoviste magnifiche per eliminare una nuvola cupa chiamata “povertà”.
Il passato è doloroso, ma è la costruzione del futuro. Mattone dopo mattone, noi donne abbiamo compreso sempre più come vivere. Con fatica.
Noi sudiamo più dolore e sacrifici rispetto uno strano mondo maschile. Uomini, che ci promettono amore e protezione. Dolci camaleonti a cui donare gratitudine per le coccole e le carezze subite.
La bimba che vive in me mi guarda con occhioni brillanti e mi chiede “perché?”. Lei ci spera davvero in un mondo sereno nel quale nessuno le chiuda le ali per l’eternità.
Non si può dimenticare, non è tutto finito.
L’universo femminile è vasto.
C’è ancora da scrivere su questo libro: è attualità quotidiana, per alcuni troppo scomoda da mettere in evidenza.
 
Donne, ogni singola cicatrice è marchiata a fuoco sul libro della vostra vita. Troppo spesso lo specchio della verità si appanna di vergogna e paura, e i ricordi si fingono confusi. Si perdona esternamente ma quando camminate per strada e il vostro sguardo si posa su di una dolce culla rosa, vi sgorga una lacrima dalla sorgente dei ricordi.
Diamo valore alla nostra figura. Sfogliando qualche pagina del passato, impareremo il coraggio di vivere ogni istante in vesti femminili.
 
Donne, non lasciamo che il nostro lamento sia un sussurro irrisorio. Apriamo le porte del mondo con la nostra voce per portare a compimento la nostra opera di pace e giustizia.
Per realizzare l’uguaglianza di genere occorre la partecipazione maschile. Palese. Il rispetto femminile è una questione che riguarda la società, ma sboccia quotidianamente all’interno della famiglia.
Per noi donne l’angoscia, la depressione e le umiliazioni sono parametri standard del nostro essere. Ma dobbiamo reagire. Trovare la forza dal nulla e ricominciare a camminare l’una accanto all’altra.
 
Uomini, avete perso la cognizione della vita. Non capite che la cura delle inquietudini femminili è racchiusa in voi. Donate tempo. Tempo per coccolare, tempo per dialogare, per assaporare qualche sporadica felicità quotidiana. Il tempo è prezioso. Raccogliete ogni momento che rimane, la vita non aspetta nessuno.
Voi vi basate sui vostri stereotipi di virilità, divenite violenti e chiudete ogni tipo di dialogo, instaurando una dittatura. Viviamo insieme, ma in mondi separati; in un quadro dove voi siete in luce e noi sempre in ombra. Non ci sono riflessi e sfumature. Tutto nettamente distinto. Troppo.
 
Cari uomini,
Una donna non è un’impresa illegale di figli.
Non è un’animale da caccia da perseguitare.
E’ un creatura splendida.
Donna è uno sbocciare di meraviglia.
Rispettatela.
 
articolo classificatosi al I posto
del concorso "Agenda 21 della donna"
giugno 2002
venerdì, 01 giugno 2007,14:59

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Cosa rende donna una femmina?

by AlFemminile | commenti (36) | commenti (36)(popup)
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